
Da più di 40 anni mi occupo di prevenzione primaria delle patologie ambientali, fra le quali viene riconosciuto anche il cancro e altre malattie croniche, cioè a lungo termine e con scarse probabilità di guarigione, come il diabete, l’Alzheimer, il Parkinson, l’infertilità, e altre. Queste patologie negli ultimi anni sono aumentate e la loro prevenzione rappresenta una priorità per il sistema sanitario pubblico. La prevenzione primaria consiste nell’identificazione dei fattori di rischio che sono alla base delle malattie croniche non-trasmissibili (Non-communicable Diseases = NCD) per l’attuazione di strategie di controllo adeguate e allontanarli dal nostro ambiente di vita e di lavoro. In questo contesto, l’ agricoltura biologica e la conseguente costituzione dei Biodistretti rappresenta un’azione di prevenzione primaria che richiede un forte impegno collettivo e contribuisce alla sostenibilità del nostro modello agricolo.
La sostenibilità si divide in 4 categorie principali:
Sostenibilità ambientale: E’ la condizione attraverso la quale il processo di sfruttamento delle risorse naturali, volte allo sviluppo tecnologico o al sostentamento dell’essere umano, possano diventare, applicando politiche adeguate, meno impattanti sull’ambiente, in modo da permettere l’esistenza anche alle generazioni future. Sono per questo necessari piani di sostenibilità ambientale condivisi globalmente e con obiettivi mirati pluriennali. Se tali piani politici non venissero attivati con urgenza, il genere umano dovrebbe fare i conti con le conseguenze più catastrofiche, correlate al costante sfruttamento delle risorse ambientali. La deforestazione, l’avanzamento dei deserti, lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente innalzamento del livello dei mari e degli oceani, il buco nell’ozono, l’innalzamento della temperatura globale, gli eventi estremi, insieme all’aumento esponenziale delle patologie croniche degenerative che il disastro ambientale comporta, sono solo alcuni esempi di ciò che il genere umano dovrà affrontare.
Sostenibilità economica: il concetto di sostenibilità in questo caso è legato alla capacità di un sistema economico di produrre reddito e lavoro con costanza. Un sistema economico che non sia sostenibile è sicuramente destinato ad estinguersi. Per ottenere la stabilità del sistema economico, è essenziale che esso sia sostenibile nel tempo.
La sostenibilità alimentare: il nostro è un mondo in cui la produzione alimentare di massa rischia di portare all’estinzione di molte delle specie di cui l’essere umano si nutre quotidianamente. La massificazione dei prodotti ad uso alimentare comporta la perdita di biodiversità e di valori nutritivi, basti pensare agli allevamenti intensivi di bovini e pollame.
Sostenibilità sociale: é quel tipo di sostenibilità che permette la coesione di una società che sia in grado di sostenere i suoi membri. Lo scopo comune è quello di collaborare per raggiungere obiettivi comuni, che siano nel contempo in grado di raggiungere il benessere individuale e il benessere collettivo. Il paradigma delle scienze sociali è appunto il concetto di uguaglianza.
Questi 4 punti si traducono, per quanto riguarda la salute, in un approccio integrato ed olistico che includa la società, l’economia e l’ambiente, introduce cioè il concetto di “One Health”, concetto spesso evocato dalle Istituzioni internazionali e dalla scienza, di cui però spesso non si coglie il significato intrinseco.
Il concetto di One Health riconosce l’interconnessione tra la salute umana, animale e ambientale, promuovendo un approccio integrato per affrontare le sfide sanitarie globali. Rappresenta l’uguaglianza del diritto di vivere di tutti gli esseri viventi che sono sul pianeta. Nel concetto “one health” si tiene conto di tre fattori, apparentemente coincidenti, ma invece con profonde differenze:
- Uguaglianza: quando si dà a tutti quello di cui hanno bisogno;
- Equità: le risorse vengono distribuite in maniera equa e proporzionale;
- Giustizia: quando l’equilibrio è stato raggiunto e non c’è più bisogno di distribuire.
One health è la salute giusta! In altre parole, rappresenta la GIUSTIZIA ECOLOGICA. Ecco allora che scopriamo il valore della biodiversità. La biodiversità crea salute attraverso l’equilibrio che genera GIUSTIZIA fra le specie. L’equilibrio lo troviamo là dove non è intervenuto l’uomo.
Un esempio calzante, che oggi è evidente a tutti, è quello del microbiota, cioè di quei microrganismi che vivono in simbiosi con altre specie, la foresta di germi che popola anche il nostro corpo. Oggi sappiamo che la “perturbazione” dell’equilibrio nella popolazione del microbiota, che si tratti di uomo, di animale o del terreno che nutre i vegetali, comporta una perturbazione della loro biodiversità. Antibiotici, pesticidi, azioni dell’uomo mirati ad uccidere o eliminare definitivamente esseri viventi, finiscono per alterare funzioni specifiche vitali che comportano gravi malattie. La mancanza di biodiversità, quindi di giustizia ecologica, causa danni spesso irreparabili. Analizzato il problema della sostenibilità correlato al modello agricolo odierno, diventa imprescindibile valutare il beneficio derivante dall’agricoltura biologica, sicuramente più rispettosa della natura.
Per questa ragione l’agricoltura biologica e biodinamica rappresentano una scelta di prevenzione primaria, cioè rappresentano la possibilità di ottenere, attraverso un modello agricolo naturale, il raggiungimento della sostenibilità ambientale, alimentare, economica e sociale, senza le quali il nostro pianeta rischia di non poter sopravvivere.